Siamo in balia dell’incertezza: come uscirne?

Novembre 06, 2020

Immaginate un percorso nella natura. Un sentiero mai affrontato prima. È ricco di incertezze, di ostacoli possibili e non prevedibili. Ma è anche un terreno su cui sperimentare, affrontare sfide e riscoprirsi. È così anche il momento che stiamo vivendo a livello globale. Un enorme ostacolo che riserva sempre nuovi scenari ma anche l’occasione per rimettere le carte sul tavolo e rivedere i nostri piani: che siano personali o professionali.

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Tutto questo finirà. Certo che finirà. E sarà allora che potremo fare i conti con il modo in cui lo abbiamo vissuto, questo periodo storico che leggeremo sui libri di scuola. «È un momento eccezionale che può condurre a uno stato di impotenza e all’amplificazione della paura per un nemico invisibile che può entrare nella nostra vita in qualunque momento – spiega il dott. Valter Ferrato, mental coach e fondatore di New Life Odontoiatrica «se non interveniamo sul nostro atteggiamento in questo momento di difficoltà, rischiamo di sospendere ogni comportamento proattivo anche rispetto alle attività che si possono continuare a svolgere anche a distanza. Ci mettiamo in un limbo che ci rende vittime quando, invece, dobbiamo restare attori della nostra vita. Questo non significa evitare la paura e le emozioni negative ma imparare a gestirle per gestire, contemporaneamente, un cambiamento epocale». Non è più tanto solo una questione di coraggio e di determinazione, quindi, quanto di attitudine costruttiva. Come affermano Williams & Irwing nella loro “Teoria dell’apprendimento costruttivo”, a cui si deve la prima definizione moderna del coaching, non esiste una sola vera interpretazione della realtà. Si tratta, invece, di entrare in connessione con sé stessi, come affermavano anche i grandi filosofi del passato, e trovare le strategie più efficaci per affrontare un momento di difficoltà e uscirne più forti e più consapevoli delle proprie risorse. Semplice? Non lo è. Ma è certamente possibile. La chiave è quella di puntare lo sguardo oltre il problema. «Quando lavoro con le persone in qualità di mental coach partiamo dalla definizione di un obiettivo e di traguardi specifici per poi costruire un percorso personalizzato attraverso strategie e strumenti utili a familiarizzare con il cambiamento e gestire le proprie emozioni. Il coach è il regista, la persona è l’attore: questo significa che non c’è un viaggio efficace che non parta da un obiettivo e non esiste un passo efficace senza prima aver raggiunto la consapevolezza delle proprie risorse. È così che si attiva un profondo cambiamento individuale ma anche sociale». Entrare in relazione con un professionista del coaching, quindi, è come osservarsi dall’esterno: cambia il punto di vista e cambiano le percezioni e le consapevolezze. Con lo sguardo che guarda oltre è possibile delineare scenari nuovi. Rassicuranti e stimolanti al tempo stesso.